Apr 092016
 

IMG_2937Nell’esperienza di training all’interno delle organizzazioni sto ancora notando che, per alcuni, l’idea di “dover vendere” la propria professionalità sembra essere ancora un appuntamento molto sfidante con il quale si fa fatica a “convivere”.

Lo stesso sembra accadere ad alcuni tipi di professionisti, per esempio a coloro che sono legati al mondo della cultura in generale e dell’arte, dove mettere insieme la natura ispirativa di un atto creativo, che si concretizza nella realizzazione di un’opera, con il fatto che qualcuno voglia acquistarla, è un più un lecito e necessario desiderio che una “serena accettazione” afferente al pragmatico e spesso spietato mondo del “business”.

Avendo avuto anche io, nel mio lontano passato, una esperienza professionale come “artista” nel mondo della produzione musicale, posso confermare quante sfide e difficoltà abbia potuto sentire nel promuovere e, quindi vendere, le mie “opere”. La sfida stava proprio nel considerare la proposizione di un’opera come il frutto di un’attenta e preparata “azione commerciale” da sostenere con determinazione, con capacità di generare valore per il target a cui mi riferivo e con la convinzione che solo attraverso una buona gestione dell’atto di “vendere” si potesse giungere al risultato finale tanto atteso: “l’acquisto”.

Ogni interazione umana dovrebbe essere considerata come la fonte di ogni tipo di business nella quale vengono posti al centro “bisogni e necessità” dei nostri clienti, la narrazione di “storie forti” e affascinanti, linguaggi e costruzione di relazioni basate sulla ricerca di “interessi comuni” e di empatia. Non si può prescindere da questi elementi e ciò vale anche per l’Arte e tutte le professionalità eccelse che ne fanno parte.

Parlare di “benefici” di un’opera d’arte, stimolare bisogni ed emozioni attraverso un approccio più strutturato, potrebbe essere una strada da percorrere per avere più soddisfazione, per generare quel successo costruito a piccoli passi dal quale “naturalmente” si origina un valore economico che rende la propria attività “completa” e sostenibile da tutti i punti di vista.

Mar 062016
 

IMG_2937Sembra esserci ancora tanta strada da fare per far pace con una delle “separazioni” (che non possono mai “divorziare”, per definizione) tra le più incrostate nella mente delle organizzazioni aziendali. I silos, l’eterna battaglia tra un “reparto” e l’altro, tra marketing, sales, operations, finance…e chi più ne ha, più ne metta.

Proprio non ci si fa, o meglio…alcuni ci provano, e quando ci provano seriamente riescono a comprendere che esiste un “bene comune”, una visione da realizzare, un mercato da soddisfare che non fa sconti a nessuno. E in questo caso, i risultati sono davvero positivamente impressionanti. Mercato che non fa sconti, anzi, sembra piuttosto chiederli come conditio sine qua non, perchè percepisce questa dinamica infantile e ne coglie il vantaggio competitivo…infilarsi negli interstizi di organizzazioni non compatte, divise, paradossali e ambigue nei comportamenti collaborativi ad esse interni. Risultato: ci viene subito presentato il “conto” da pagare, prima ancora di esserci seduti ed aver consumato.

Non sono pochissime quelle realtà organizzative che nemmeno ci provano a risolvere questo paradosso. Esse preferiscono sopravvivere nella “divisione”, nella fatica assurda di partorire un “topolino” piuttosto che cogliere l’occasione di evolvere verso modelli organizzativi che, tra l’altro, sono proprio ciò che i nostri clienti ci chiedono, a volte anche gridandolo. Non c’è verso, sembra essere troppo più interessante alimentare “ego” di ruolo, sfamarsi con il potere di “incidere” forse, di lasciare una traccia indelebile ai posteri (perché tanto qualcuno prima o poi ci “succede”) piuttosto di comprendere che, per generare valore, si ha bisogno di promuovere un assetto organizzativo di tipo “olarchico”, non più solo gerarchico che ha tanto il sapore della diade dominanza/sottomissione.

E’ compito della leadership risolvere questo enigma, facendo leva su una scelta accurata della migliore organizzazione possibile e che risponda pienamente a bisogni reciproci, a condizioni di soddisfazione reciproca a tutti i livelli, dove cliente interno e cliente esterno non sono una “clusterizzazione” da esercizio stilistico di moderne teorie di management ma altresì una “proprietà emergente” di un sistema complesso che va ascoltata e colta, perchè è l’unica vera, attuale e grande opportunità di sviluppo presente.

Leader si diventa. Ma la leadership non è per tutti, perché ha a che fare con il “lasciar andare”. E’ meglio farsi da parte e lasciare spazio a chi ha il coraggio di lasciar andare “titoli e stellette” per guidare una organizzazione che vuole crescere e realizzare obiettivi comuni di business, di processo e di relazioni umane.

 

 

 

 

Feb 132016
 

leadership, leseileggidellagioiadivincere, massimo bandinelli

Mai come in questi ultimi anni ho avuto modo di constatare quanta indifferenza ci sia nel nostro mondo. E’ la forma di distanza e di distacco da sé e da ciò che ci sta intorno che più addolora.  “Tanto fa lo stesso, sia che lo facciamo cosi o in un altro modo” , oppure  “ma si, tanto non cambia niente, per me è uguale, fate un po’ come volete”,  “chi me lo fa fare, a me cosa ne viene in tasca?”.

Ecco, quest’ultima affermazione la sento pronunciare davvero spesso e credo sia il sintomo più grave di una deriva, di un tracollo totale dei due più nobili valori che la civiltà umana possa aver identificato come centrale per la sua stessa sopravvivenza: la curiosità e la partecipazione attiva.

Ogni volta che non siamo curiosi, o partecipi di ciò che accade fuori e dentro di noi, siamo come degli zombie: viviamo la vita di qualcun altro e neanche sappiamo di chi. Ma soprattutto, escludiamo a priori la possibilità di guidare noi stessi e gli altri verso il conseguimento di obiettivi importanti e di migliori condizioni che in fondo desideriamo eccome.

Ce la stiamo raccontando in una maniera davvero terribile, con le più nefaste conseguenze per noi e per chi ci sta intorno. Non può esserci alcuna costruzione, progettualità, concretezza e soddisfazione senza la curiosità, la spinta a conoscere e riconoscere.

Agire la propria Leadership è servire gli altri sapendo guidare prima di tutto se stessi, riconoscendo dove “gli altri” vogliono andare senza rinunciare alla nostra capacità di avere una Visione chiara della meta.

 

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Feb 112016
 

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Feb 072016
 

leadership

 

Il valore aggiunto di un percorso mirato, specifico e in un contesto di apprendimento individuale che permette di confrontarsi direttamente con un Leadership Trainer esperto e certificato. Un percorso personalizzato che consente al Trainee di essere accompagnato nella ri-scoperta della propria Leadership.

Obiettivi del Training

  • Sviluppare nel Trainee, attraverso l’apprendimento e la sperimentazione delle principali abilita’ di Leadership, il proprio naturale Carisma e capacità di Guida
  • Risvegliare la propria consapevolezza rispetto alla struttura della Leadership e agli stati d’animo ad essa connessi. Allineamento personale e Self-Centering
  • Definire ed “incarnare” la propria Vision e Mission personale ed apprendere il percorso per “ispirare” se stessi e gli altri

Durata e modalità del Training

Il percorso comprende 14 ore di training specifico sul Leadership Development Path erogato da un Leadership Trainer esperto e certificato. Le ore di training sono suddivise in sessioni di training individuale di 2 ore ciascuna, una volta ogni due settimane (7 sessioni in totale, in un arco temporale di 3 mesi circa). Il training può essere iniziato in qualsiasi momento dell’anno.

A chi e’ rivolto

A coloro che sentono di aver bisogno di imparare ad “influenzare” gli altri attraverso il proprio Carisma personale; a coloro che desiderano diventare Leader di se stessi e degli altri creando un contesto al quale, quest’ultimi, desiderino appartenere.

Per informazioni e per iscriversi al percorso invia adesso una email a:

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Gen 292016
 

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E’ disponibile online sui seguenti bookstores:

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https://www.bookrepublic.it/books/publishers/massimo-bandinelli/

http://www.omniabuk.com/autore-massimo-bandinelli-240885.html

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Gen 052016
 

j0316712

Siamo nella nostra “Zona” quando:

  • ci prendiamo la responsabilità
  • “facciamo un passo in avanti”
  • corriamo il “miglio” in più
  • amiamo ciò che stiamo facendo
  • apprezziamo le possibilità emergenti
  • siamo precisi e “rifiniamo”
  • ci sentiamo ispirati e curiosi
  • siamo grati e ci prendiamo cura di noi

Da tutto ciò scaturisce un alto livello di Performance, e non il contrario.

Il Coaching è il contesto di apprendimento nel quale è possibile imparare tutto questo.